logoCIRCOLO MARINA MERCANTILE "NAZARIO SAURO"

Associazione sportiva dilettantistica

Ente Morale


Come nacque il “Circolo Capitani Marittimi”


Testo tratto dal volume "Cinquant'anni di storia del Circolo Marina Mercantile Nazario Sauro" di Fulvia Costantinides, Ed. Italo Svevo, Trieste, 1976.

Il progetto di costruire un circolo marinaro nella nostra città prese consistenza sin dal 1923 per iniziativa di un gruppo di capitani marittimi frequentatori della sala “Tina Di Lorenzo” (situata nel palazzo della Borsa) i quali, nel febbraio del 1925, decisero di dar vita al “Circolo Capitani Marittimi”con sede nel Palazzo Reinelt in via Rossini 6.


Si trattava per lo più di istriani e di dalmati spinti dal desiderio di riunirsi per scambiare le proprie idee, discutere sui problemi della categoria e trovare una base, un punto d’incontro in una sede ricreativa e culturale allestita per sé e per le loro famiglie.


La necessità di incontrarsi e passare qualche ora lieta con persone aventi interessi comuni si era già in precedenza più volte manifestata. In una nota del “Piccolo” del 19 febbraio 1925 si legge ad esempio di una festicciola dedicata ai figli dei capitani marittimi in occasione del Carnevale.


Il 25 febbraio 1925 venne dunque ufficialmente espressa la risoluzione di costituire il “Circolo Capitani Marittimi”. A questo scopo fu costituito un Comitato promotore che, dopo aver elaborato lo Statuto sociale, indisse il 21 aprile 1925 un’Assemblea costitutiva per la fondazione del Circolo. Come si rileva dalla lettera inviata ai colleghi dal Consiglio direttivo eletto dall’Assemblea – lettera che costituisce un documento di evidente importanza ai fini della ricostruzione delle fasi attraverso le quali venne a realizzarsi una delle più importanti iniziative della marineria giuliana, e che pertanto riproduciamo integralmente – alla storica riunione intervennero circa cinquanta capitani, che riaffermando l’importanza del nuovo sodalizio ne discussero e ne approvarono lo Statuto, passando poi all’elezione delle cariche sociali. Furono acclamati presidente onorario il capitano Giovanni Banelli, presidente il capitano Piero Fragiacomo, indimenticabile animatore e suscitatore di consensi intorno alla nuova formazione marinara, mentre furono eletti alla vice presidenza i capitani Stefano Fagiani e Nestore Martinolich. Furono nominati consiglieri i capitani E. Masutti, G. Camelli, F. Stallio, G. Bellen, U. Semeniz, G.P. Rizzi, A Ivancich, R. Stuparich, F. Ragusin, A. Gladulich, B. Martellanz, G. Lucich, G. Cattarinich, G. Boccuzzi, U. Premuda, G. Pulgher, G. Tebaidi, O. Leva, A. Buda, A. Vidulich, R. Dequal, A. de Manincor, M. Buttoraz; sindaci i capitani N. Frausin, M. Fonda, M. Depetroni, R. Sedlmayer.


Era nato così ufficialmente il Circolo Capitani Marittimi da tempo auspicato.


Si trattava, ovviamente, di un sodalizio piuttosto ristretto, che non versava in condizioni finanziarie particolarmente floride, anche perché buona parte dei soci era permanentemente fuori Trieste. Tuttavia, date le sue alte finalità, il nuovo organismo non mancò di riscuotere il più ampio apprezzamento della società triestina.


Premesse dello sviluppo dell’emporio triestino e situazione marittima della città in un cenno storico di Cesare Pagnin


Si è giustamente affermato e ripetuto che se Trieste non andava famosa per aver dato i natali a grandi uomini o per ricchezza di bellezze artistiche, poteva ben vantare a sua gloria il primato di imprese assicurative, di società di navigazione e di cantieri navali. Affacciata al mare, ebbe ampio respiro dal 1717 con la dichiarazione della libertà dei mari e dal 1719 con la proclamazione del porto franco e con le successive provvidenze di Maria Teresa. Prima di allora, nello specchio d’acqua limitato dal dominio di Venezia, le barche triestine servivano per la pesca. L’afflusso di nuove genti diede impulso a molte iniziative coraggiose, le quali attraverso successi ed insuccessi fecero che questo porto posto nel cuore dell’Europa diventasse un emporio, un centro di traffici, che dal mare riceveva le merci di paesi lontani e al mare affidava le merci che l’Europa produceva e scambiava. Merci e idee, costumi e aspirazioni.


Fiorirono molte piccole compagnie di assicurazione per garantire le navi e i carichi e con l’andare di oltre un secolo sempre più si perfezionarono. Alcune di esse concentrarono le loro aziende e crearono dei formidabili istituti. Così sorsero nel 1831 le Generali e nel 1838 la Riunione Adriatica di Sicurtà . nell’agosto del 1833 fu creato, per l’accordo di sette compagnie, il Lloyd, con uno scopo complementare ad utilità dei commercianti e degli assicuratori e cioè quello di procurare ai commercianti e agli assicuratori “le più esatte notizie intorno al commercio e alla navigazione delle principali piazze europee, del Levante ed altro per mezzo di appositi corrispondenti, dei migliori fogli e libri che trattassero su tale argomento”. Dopo tre anni di raccolta e distribuzione delle informazioni, il Lloyd, fatto esperto di ogni segreto mercantile del Mediterraneo, considerò che fosse giusto il momento di dedicarsi anche all’attività marittima e con la risoluzione 30 aprile 1836 fu fu autorizzato ad “erigere una società che intraprendesse la navigazione a vapore” quale seconda sezione del Lloyd.


Il commercio marittimo con il Levante era sorto a Trieste sin dall’epoca di Maria Teresa e già prima di allora era incominciato l’insegnamento delle discipline nautiche. Le linee da e per il Levante erano state attivate in seguito all’insediamento di una numerosa e fattiva colonia di greci fuggiti dalle persecuzioni turche. Fu il traffico triestino e in particolare quello dei piroscafi del Lloyd che prese il posto tradizionale tenuto della navigazione veneziana e lo mantenne in tutti i porti del Mediterraneo.


Nell’ultimo ventennio dell’800, alla presenza precipuamente lloydiana si affiancò un’impresa familiare che doveva in beve tempo affermarsi e gareggiare con le grandi compagnie di navigazione internazionali. . Ne era promotore il capitano Callisto Cosulich di Lussinpiccolo, i cui maggiori avevano corso coi loro velieri l’Adriatico e il Mediterraneo per tutto il 700 e poi si erano spinti anche più in là nel secolo successivo. Egli fu il primo nell’isola a far costruire navi in ferro e, convinto delle fortune che il futuro riservava alla navigazione e della necessità di forti investimenti di capitali, decise di spostarsi con la famiglia a Trieste, dove avrebbe avuto maggiore possibilità di realizzare i suoi sogni di espansione. La fortuna arrise a lui e ai suoi numerosissimi figli, tutti impegnati nella comune impresa.


Seguendo l’incremento dei traffici marittimi, sorgeva e cresceva l’industria cantieristica. Essa aveva avuto un potente inizio agli albori del 700 con l’arsenale e i depositi della Compagnia Orientale, insediati nel tratto ora occupato dal Tergesteo e dal tetro Verdi. Visse poco più di un decennio e cessò col fallimento della Compagnia. Nel 1789 Odorico Panfili costruì, fuori le mura, vicino a Piazza Grande, uno squero, che fu poi, per esigenze di spazio, trasferito sulla riva al di là del Canale e questo cantiere continuò a costruire piroscafi anche per il Lloyd, ma ciò non bastava a far fronte alla crescente richiesta di naviglio. Gaspare e Giuseppe Tonello costruirono uno squero a S. Rocco nel 1839 e uno a S. Marco nel 1840; i fratelli Strudthoff nel 1846 impiantavano una fabbrica di macchine e una fonderia, il futuro Stabilimento Tecnico Triestino. Anche il Lloyd dovette mettersi alla pari, perché un’officina per le riparazioni, da esso istituita nel 1837, non bastava pià alle sue occorrenze e d’altronde l’attività del S. Marco era per gran parte impegnata dalla marina mercantile.


Da quei cantieri uscirono le bellissime navi che portarono il nome di Trieste nel Medio Oriente, nell’Egitto, intorno all’Africa, nell’India e, dopo l’apertura del Canale di Suez – la cui realizzazione fi dovuta anche alle pressioni e alla fattiva partecipazione di Trieste – fino all’Estremo Oriente; e, nel nostro secolo, nelle due Americhe.


Iniziata la sua erezione nel 1853, il suo completamento richiese più di tre anni ed ebbe nel 1861 l’aggiunta di un modernissimo bacino a secco. Destinato alla costruzione e alla riparazione, sviluppò grande attività fino al 1912 occupando in quegli anni più di 3000 operai, poi fu ridotto alle sole operazione di raddobbo.


Il fabbisogno di navi era talmente sentito che, nel 1907, i Cosulich eressero il loro grande e famoso cantiere di Monfalcone.


Allo scoppio della guerra mondiale la marineria triestina conta 251 navi. Il Lloyd ne ha 76, l’Austro Americana (Cosulich) 34, di cui 20 transatlantici, la Tripcovich 16, la Libera Triestina 16, la Dalmatia 33. Attorno alla marina e alla cantieristica ruotano le aziende complementari e praticamente tutta l’economia triestina, economia solida e dinamica, che i tormentosi anni di guerra dovevano ridurre allo stremo. Distrutto il Cantiere di Monfalcone, ridotti al silenzio gli altri o impiegati a poca produzione di materiale bellico. Il cantiere S. Rocco nel 1918 dovette adattarsi a fabbricare in serie casse da morto richieste dalla mria causata dall’epidemia di febbre spagnola. La città era a terra, a causa dei richiami militari, delle deportazioni, la popolazione ridotta da 250.000 a 120.000 abitanti.La valuta in corone posta al cambio del 40%, i titoli di stato diventati carta straccia. La rinascita fu lenta e difficile, ma perseguita da tutti con tenacia e fiducia. Le società di navigazione si fecero parti diligenti per far ritornare un po’ alla volta le navi rifugiate nei vari porti del mondo, ma quante non furono confiscate e affondate! Il primo piroscafo triestino ritornò al suo porto il 7 novembre 1918; quello e gli altri, a mano a mano che seguivano, venivano rimessi in servizio, in modo che a metà del 1919 erano ripristinati gli itinerari tradizionali e nel novembre quelli dell’Estremo Oriente.


E’ nel 1925 una pubblicazione della Banca Commerciale Triestina, fondata nel 1859, per allora il più antico istituto di credito ordinario d’Italia. La pubblicazione s’intitola Notizie sulle societò per azione della Venezia Giulia e dà un quadro assai confortante della situazione economica. Dei compartimenti marittimi italiani Trieste sta al secondo posto dopo Genova e seconda fra le regioni la regione Giulia dopo la Liguria.


La cittò ha ripreso il suo ritmo e, malgrado la perdita del retroterra e le grandi difficoltà del dopoguerra, difficoltà d’ogni genere, economiche e legislative – non si cambia un’amministrazione senza urti e tagli dolorosi – la vita procede il suo corso.

Nel 1923 i Cosulich istituiscono la “Sisa”, società per i trasporti aerei e a Portorose la scuola per i piloti dell’aviazione civile; a Monfalcone aprono le Officine aeronautiche . L’anno dopo realizzano la Fiera Campionaria. In quello stesso anno riprende la sua produzione lo Jutificio Triestino; l’Università degli Studi, oggetto di tante lotte e di tante speranze, diventa una realtà. Attilio Tamaro pubblica la sua Storia di Trieste, la più completa che tuttora si possieda. Nel 1925 i cantieri giuliani hanno sullo scalo per la Marina Mercantile 25 motonavi e 8 piroscafi e per la Marina da Guerra un incrociatore, due cacciatorpediniere, 3 dragamine e una nave officina; il 29 dicembre viene varata la “Saturnia”, la prima grande motonave della Cosulich.


Le varie associazioni erano in pieno vigore di vita. La Società Adriatica di Scienze Naturali celebrava i suoi 50 anni di esistenza, 40 il Circolo Artistico, che l’anno prima aveva cominciato le sue esposizioni d’arte. La Minerva ospitava grandi oratori e l’Università Popolare svolgeva i suoi nutriti programmi di cultura. Uscivano 12 quotidiani e 10 settimanali. La Società Ginnastica aveva ricostruita palestra e il gran fiume di giovinezza e di forza vi era rifluito imponente. La Società Alpina delle Giulie, ripresa la sua attività, aveva rafforzato la sua sezione speleologica sostenuta dall’appoggio fattivo ed entusiasta di Arturo Bertarelli, il fondatore del Touring, il quale promosse la pubblicazione del volume Duemila Grotte. L’Alpina si affiancava alla XXX Ottobre, dal cui seno fu espresso il grande alpinista Emilio Comici. Lo Sci Club Monte Tricorno rendeva popolare lo sport della neve. Quattro combattive squadre di calcio si dividevano l’entusiasmo e l’incitamento degli sportivi.


Gli uomini del mare non potevano mancare alla vita associativa, loro che per lunghissimi periodi sono condannati a stare lontani dai loro concittadini e dai loro cari. Non si hanno dati statistici precisi della loro entità numerica, ma è certo che rappresentavano una quota rilevante della popolazione. Si sa dagli annuari che ad esempio lo stato maggiore del Lloyd – comandanti, capitani, ufficiali, ufficiali di macchina e commissari – ammontava allora a 550 e a questi si affiancavano gli stati maggiori delle altre compagnie e andavano aggiunti i costruttori navali, i radiotelegrafisti, i medici, i titolari e gli impiegati amministrativi degli enti amatoriali, dei sindacati della gente del mare e dell’aria, gli insegnanti dell’Istituto Nautico, gli ufficiali attivi e della riserva della Regia Marina, Erano insomma migliaia e migliaia e vollero anch’essi avere il loro circolo.


La costituzione del “Circolo Marina Mercantile”


Dopo qualche tempo si ritenne necessario allargare la cerchia degli aderenti al sodalizio estendendone l’accesso non solo ai capitani ma a tutte le categorie dei marittimi di stato maggiore e precisamente a quanti esplicassero o avessero esplicato per un congruo tempo – a giudizio del Direttivo – la loro attività professionale nella Marina Mercantile cioè: capitani marittimi, macchinisti navali, ingegneri e costruttori navali, radiotelegrafisti, commissari e medici di bordo, titolari od impiegati amministrativi di enti amatoriali, della “Confederazione della gente di Mare e dell’Aria”, del Registro italiano, armatori, professori dell’Istituto Nautico, ufficiali in servizio attivo o della riserva della Regia Marina; con l’obbligo di contribuire “un tutti i modi, da un lato a stabilire e cementare i vincoli di cordiale solidarietà tra i soci e, dall’altro, ad infondere nel pubblico quel senso di deferenza e di rispetto che è dovuto alla classe marinara”.


Era stata infatti costituita, poco tempo dopo la fondazione del “Circolo dei Capitani” una nuova formazione a carattere nazionale che si estendeva a tutte le categorie marittime per decisione delle autorità del regime dell’epoca: L’”Associazione marinara fascista” il cui programma venne annunciato a Genova, e che comportò la “convocazione” dell’11 agosto 1925, in sala Dante a Trieste, sotto la presidenza del capitano Banelli. Con ciò venne a crearsi un particolare problema organizzativo per i responsabili del “Circolo” triestino, i quali non nascosero la loro perplessità di fronte alla nuova iniziativa di ispirazione politica.


A seguito della costituzione dell’”Associazione marinara fascista”, giunsero infatti al Direttivo del Circolo Capitani numerose interpellanze esprimenti “preoccupazione e perplessità” circa la sorte del Circolo stesso, che avrebbe potutp essere menomato nei suoi fini dalla costituzione della nuova “Associazione”, perplessità e preoccupazioni, che –come vedremo più specificatamente in seguito- vennero appianate nel corso della seduta Ufficiali del 1° settembre dello stesso anno.


E’ significativo infatti rilevare come i responsabili del sodalizio triestino abbiano avuto cura, in quell’occasione, a tre sole settimane dopo la “convocazione” in sala Dante, di sottolineare chiaramente le finalità apartitiche del “Circolo capitani” – “al di sopra di ogni contrasto e fede politica” –non senza ribadire la priorità dell’iniziativa triestina nei confronti della nuova formazione, come si rileva in un discorso pronunciato il 1° settembre 1925 dal Presidente Fragiacomo nella sede del “Circolo Capitani Marittimi, in occasione di ujna seduta Ufficiali.


In detto discorso venivano riaffermate le mete ed i compiti del sodalizio marittimo triestino “sia per tranquillizzare gli animi ….. sia anche per mettere al corrente delle cose coloro … che per la scarsità di notizie avute sono maggiormente disorientati …”


“Il nostro Circolo – osservava il Capitano Fragiacomo nel discorso citiamo – ha percepito la necessità della sua funzione già quando, passato il periodo turbolento e triste del dopo guerra, ha sentito che l’avvenire e l’elevazione della nostra, come pure di ogni altra categoria, doveva soprattutto basarsi sulla posizione morale, sociale e culturale del Capitano: e ciò a prescindere da ogni passione e fede politica che possa far dimenticare questa meta, e della quale fede ogni uomo di una certa cultura e posizione sociale deve essere solo giudice e padrone. Il nostro Statuto dunque indica chiaramente i seguenti principi e scopi: I) raccogliere i Capitani affinché si conoscano, si apprezzino e si stimino reciprocamente; II)discutere questioni culturali e professionali, seguire e studiare il progresso delle scienze inerenti alla nostra professione, delle scienze economiche ed in generale tutto ciò che può accrescere lustro e decoro al nostro Corpo ed alla Marina Mercantile; III) difendere ed elevare strenuamente la posizione e la dignità sociale, morale e personale del Capitano mercantile e far conoscere tutto il suo valore anche nella cerchia profana, ecc. ecc. Nel Circolo si svolgeranno inoltre delle conferenze, si formerà un’adeguata biblioteca, una sala di lettura, ecc., e, seguendo il desiderio ed il bisogno di un po’ di svago tra le fatiche della nostra vita errabonda, verranno pure organizzati dei trattenimenti familiari che daranno modo e possibilità di affiatamento e conoscenza tra le nostre famiglie”.


“Queste poche e principali finalità enunciate – continuava il Capitano Fragiacomo – giustificherebbero già ad esuberanza l’esistenza e le funzioni e le funzioni del nostro Circolo. E si prova un senso di sorpresa, di perplessità e di avvilimento pensando che, nel passato e finora, una casta speciale di tale importanza non abbia ancora avuto una rappresentanza sociale di questo genere, mentre tutte, anche le minori categorie di professionisti, l’hanno sempre avuta: e che vi sia tuttora tra i nostri colleghi taluno che non intuisca e non senta sufficientemente la necessita e i vantaggi mediati ed immediati d’una nostra attività culturale e sociale. Ciò che, secondo noi, spiega la poca e inadeguata valorizzazione della nostra posizione. Non possiamo dimenticare poi che il Capitano, per le sue funzioni, deve giornalmente, anzi continuamente indossare svariate vesti, l’una non meno importante dell’altra: quella del navigante che lo accomuna a tutti coloro che vivono sul mare; quella dell’armatore che egli rappresenta e che è il datore di lavoro; quella del negoziante che gli affida la merce; e quella – primissima fra tutte - dello Stato che lo crea esecutore e osservatore delle leggi patrie a bordo e gli affida il prestigio della bandiera nel mondo.


Un Capitano veramente consapevole di queste mansioni e responsabilità, se può e deve come marittimo appartenere ad un’associazione sindacale comune a tutti i marittimi, non può d’altro canto non sentire la necessità di una propria sede e rappresentanza particolare dove e per mezzo della quale poter discutere i propri problemi particolari, che non devono andar confusi e perduti in quelli di carattere generale come è successo finora, e far sentire la propria voce nella società. Si rifletta poi che nella vita di bordo sui piroscafi di oggigiorno, le differenze di mansioni, compiti e incarichi delle diverse categorie sono altrettanto grandi e spiccate quanto quelle fra le diverse categorie d’una grande azienda in terra. Teniamo a dichiarare qui esplicitamente – affermava il cap. Fragiacomo – che la nostra attività culturale, sociale e morale non elimina e neppur diminuisce minimamente la nostra volontà e le nostre intenzioni di combattere pure tutte le nostre giuste battaglie sindacali. Le quali però, per il loro carattere speciale, devono pur avere altra sede che non sia un circolo di carattere culturale e morale. Ma non è chi non veda come questa nostra attività culturale e di elevazione morale e professionale della nostra casta non debba procedere (anzi precedere) parallelamente e contribuire sapientemente e potentemente, se pur forse a più lunga scadenza, all’attività sindacale e alla nostra elevazione materiale.


E, onde levar da tutti lontana ogni falsa supposizione o sospetto che con la costituzione del nostro Circolo si abbia voluto, o si tenti, di staccare il nostro Corpo dalla grande e comune famiglia marinara per chiuderlo in una specie di classe privilegiata e orgogliosa in certo modo delle proprie funzioni direttive che per forza e natura di cose deve possedere, preoccupati pure che da questa nostra attività si vogliano o si possano trarre delle conclusioni errate e deformate in fatto di cameratismo e collegialità di fronte alle altre categorie degli ufficiale di bordo, noi attendiamo di salutare colla più grande compiacenza il sorgere di altri Circoli che abbiano, nel loro diverso campo professionale, le nostre finalità, per le altre categorie di ufficiali. Con i quali già da ora ci ripromettiamo di vivere nella fratellanza che proviene dalla nostra vita comune sui bordi e nella stima reciproca e duratura che può nascere soltanto con elevati rapporti di carattere morale e culturale. Noi avremo così un Circolo il quale potrà essere portavoce dei nostri postulati particolari, discussi, sviluppati e perfezionati secondo le nostre vedute e nostri desideri, nella nostra Sede e senza la soggezione e dipendenza di altri problemi d’indole comune a tutti i marittimi”.


“Speriamo quindi – concludeva il cap. Fragiacomo – ed anzi siamo perfettamente convinti, che tutti indistintamente i colleghi della Venezia Giulia abbiamo ormai visione chiara (la quale deve anche provenire dalla buona intuizione individuale) della nostra situazione odierna e futura, delle nostre mete, delle intenzioni e della nostra volontà che proviene tutta dalla tristezza e dal dolore provati finora per il nostro abbandono e trascuranza dei nostri interessi e posizione; e dell’amore, attaccamento e passione che sentiamo per questa nostra casta, per la Marina Mercantile e soprattutto per la nostra Italia, il bene della quale ci deve guidare nell’azione , all’infuori ed al disopra di ogni contrasto e fede politica”.


Nuove iniziative e attività del sodalizio


Conseguentemente alla nuova impostazione, il sodalizio assunse la denominazione di “Circolo Marina Mercantile”, mentre la sua amministrazione venne necessariamente affidata alla citata “Associazione marinara fascista”. Ma il ,perdurare delle difficoltà finanziarie - ad onta della gestione commissariale governativa instaurata dalla prefettura nel 1929 – e l’ingerenza nella gestione del circolo di elementi completamente estranei all’ambiente sociale indussero nel 1931 la direzione in carica ad indire l’assemblea dei soci per lo scioglimento del Circolo.


Ciò però non avvenne: i soci infatti votarono una mozione contraria con la quale si dichiaravano indipendenti dall’ ”Associazione marinara fascista”, richiamando alla presidenza il cap. Fragiacomo, il quale rinunciò tuttavia all’incarico a favore del cap.Banelli. Capitano di lungo corso e instancabile navigatore, Giovanni Banelli si era arruolato sin dall’inizio della guerra di liberazione nella Marina Italiana, raggiungendo il grado di capitano di corvetta e meritandosi alcune decorazioni al valor militare. Finita la guerra e rientrato a Trieste, era stato chiamato a dare il suo contributo alla vita politica ed economica della città. Riconfermato deputato per tre legislature, nel 1934 venne nominato Senatore del regno.


I molteplici impegni inerenti alla sua alta carica indussero Banelli a mantenere la presidenza nominale del Circolo, mentre quella effettiva fu nuovamente assunta dal cap. Fragiacomo. Questa nobile figura di marittimo, la cui memoria vive nell’opera e nel ricordo devoto dei suoi continuatori, fu veramente l’anima e la guida del Circolo giuliano fin dalla sua fondazione.


In questo periodo nuove iniziative estesero e perfezionarono l’azione del sodalizio. Nel 1931, oltre ad assicurare lo svolgimento delle attività previste dalle norme statutarie, il Direttivo decise di istituire un “Fondo assistenziale” con la contribuzione da parte di ciascun socio di (L: 20) reintegrabile ogniqualvolta si fosse resa necessaria l’erogazione del fondo per i congiunti dei soci che fossero venuti a mancare.


Da un esame della relazione del Circolo Marina Mercantile per l’anno 1932, ben 377 risultano gli iscritti al sodalizio. Notevole fu in quell’anno l’attività assistenziale, benefica ed artistica grazie ad una nutrita biblioteca, a conferenze di elevato livello, a concerti vocali e strumentali, alla costituzione di una sezione filodrammatica. Furono inoltre realizzate mostre di pittura, scultura e fotografia che registrarono un lusinghiero successo di pubblico e di critica.


Va rilevato in particolare che la sezione filodrammatica, retta dal sig. Renato Paggiaro, riscosse tra i soci un successo superiore alle più ambite aspettative, tanto che la direzione, interprete di questo crescente interesse e consapevole della funzione educativa del teatro, decise la costruzione di un palcoscenico smontabile che, grazie all’entusiastica opera dei consoci Perna, Capello, del cap. Richardson ed altri volenterosi, consentì eccellenti prestazioni a costi estremamente contenuti.


Questo palcoscenico, qualche anno più tardi, fu trasformato in stabile e venne dotato degli accorgimenti tecnici e degli impianti più moderni. Allo scoppio della guerra, l’inevitabile affievolirsi, se non addirittura la carenza assoluta di forme ricreative, fece aumentare notevolmente all’attività della sezione, che grazie all’intervento del sig Bruno Lelli, allora dirigente del sodalizio, poté continuare – nonostante l’occupazione tedesca – nella sala maggiore del Circolo, ove ogni domenica venivano offerti al pubblico spettacoli di prosa, riviste, numeri arte varia, sostenuti sin dalla compagnia del sodalizio che da altri complessi artistici.


La sera del 30 aprile 1945 la compagnia diede l’ultima replica. Pochi giorni dopo un pauroso incendio distruggeva la bellissima sala con tutte le sue attrezzature, ponendo così termine ad una attività tanto proficua.


Risorto il Circolo Marina Mercantile nell’immediato dopoguerra, il presidente Pitteri trovò l’opposizione di alcuni membri del direttivo al suo intendimento a riprendere l’attività della sezione teatrale e di far ricostruire il salone con il palcoscenico, per cui, mancando le attrezzature necessarie all’allestimento degli spettacoli, non fu più possibile riattivare la sezione filodrammatica che tanto apprezzamento aveva riscosso in tempi assai difficili.


Una certa attività teatrale venne tuttavia ripresa negli anni successivi ricorrendo a mezzi di fortuna che consentirono l’allestimento di rappresentazioni di notevole livello.


Non meno proficua, tra le realizzazioni del Circolo, fu l’attività sportiva: per merito dell’operosità di un apposito comitato e dell’allora segretario cap. Richardson e del cap. Sembianti furono organizzate con pieno successo gite sportive, sciistiche escursioni veliche e di canottaggio; mentre non meno attivamente praticato fu il tennis da tavolo che contribuì non poco ai contatti e all’affiatamento con altri circoli locali e nazionali.


Non mancarono i trattenimenti mondani – tra cui va ricordato il tradizionale “Gran Ballo del Mare” – intesi soprattutto ad intensificare i rapporti di amicizia e di cordialità tra i soci.


La trasformazione del Circolo Marina Mercantile In Dopolavoro Interaziendale Marina Mercantile


Nonostante il nuovo ampio respiro di cui il sodalizio beneficiò negli anni immediatamente precedenti al secondo conflitto mondiale, una serie di fattori politico-economici e sociali impose la sua trasformazione in “Dopolavoro Interaziendale Marina Mercantile”.


Con tale trasformazione si voleva risolvere il problema dell’inquadramento dopolavoristico degli addetti di terra e di mare delle Società di navigazione triestine, A curare l’amministrazione dell’organismo così rinnovato veniva chiamato il cap. Giulio Cosulich (cui nel 1940 succedeva il cap. Matteo Giugia).


Nel 1934 il Dopolavoro Interaziendale Marina Mercantile veniva articolato in tre sezioni:


la sezione “A” comprendente lo stato maggiore (uffciali)ed il personale amministrativo; la sezione “B” comprendente il personale di camera e di cucina (“famiglia bianca”) ed i fattorini; la sezione “C” che inquadrava il personale di coperta e di macchina (sottufficiali e comuni; marinai, fuochisti, ecc.)


Alle tre sezioni corrispondevano tre sedi distinte, e precisamente: la sezione “A” veniva sistemata nel vecchio palazzo Reinelt (con ingresso in via Rossini), la sezione “B” trovava sede nell’adiacente palazzo delle Assicurazioni Danubio (sempre in via Rossini), e la sezione “C” era ospitata al secondo piano del Palazzo Reinelt (con ingresso in via Trento). Il nuovo assetto organizzativo non manxò di dare risultati positivi, tanto più che l’appartenenza al D.I.M.M. era praticamente obbligatoria ed il canone associativo, pur essendo modesto, veniva trattenuto sul foglio paga e quindi direttamente versato alla cassa del dopolavoro unitamente ad una quota paritetica degli enti armatoriali. La questione economica veniva così praticamente sanata favorendo il sorgere di una serie di iniziative nuove cui non mancò la calorosa adesione degli associati.


Non va dimenticato che all’epoca che ricordiamo le iniziative armatoriali erano in espansione e conseguentemente il personale era in continuo aumento. Si trattava in particolari di giovani con famiglia in formazione i quali erano ben lieti di poter fruire delle agevolazioni e delle attività promosse dal sodalizio.


I vari trattenimenti, i giochi di sede (bridge, biliardo, scacchi cc.), la biblioteca, le varie attività sportive, tra cui il canottaggio, incontravano infatti il consenso unanime.


Contemporaneamente all’istituzione a terra del Dopolavoro Interaziendale Marina Mercantile vennero istituite sezioni dopolavoristiche anche a bordo delle navi del Compartimento di Trieste. L’iniziativa triestina ebbe tale successo che l’autorità nazionale la impose su tutte le navi della Marina Mercantile.


Ne dava così notizia il “Corriere della Sera” del 31 gennaio 1934, ove si legge tra l’altro: “Lo scopo principale del ‘dopolavoro’ sulle navi è l’evoluzione culturale e morale, nonché lo sviluppo fisico e la ricreazione dei naviganti…Su ogni nave verrà istituito un dopolavoro che assumerà la denominazione della nave stessa e sarà presieduto dal comandante, il quale sarà coadiuvato da un fiduciario di bordo e nominerà un segretario amministrativo. Al fiduciario è lasciata ampia libertà di fa svolgere tutto o parte delle attività dopolavoristiche, a seconda del tipo di nave , della linea, del numero e delle attitudini dell’equipaggio…. Le attività da svolgere a terra o a bordo si possono raggruppare in culturali (biblioteca circolante, conferenze, conversazioni, corsi di lingue estere, ecc.), sportive (voga, calcio, tennis, atletica leggera, nuoto, palla al cesto, palla a nuoto, tiro alla fune, lotta, pugilato, scherma), ricreative (cori, orchestrine, fabbricazione di oggetti artistici, gite, danze, feste)…. L’attività del dopolavoro sulla nave non deve minimamente intaccare l’orario di lavoro, né violare in nessuna maniera il contratto di arruolamento …”


Un anno più tardi, precisamente l’8 febbraio 1935, “Il Piccolo” di Trieste in una circostanziata relazione sull’efficienza del D.I.M.M. rilevava che il cap. Cosulich nel corso della prima seduta del Consiglio di Amministrazione del Dopolavoro Interaziendale Marina Mercantile affermava che “la grande organizzazione dopolavoristica di Trieste aveva assunto la consistenza ed i limiti che erano stati segnati dalle autorità preposte”. Dalla citata relazione risultano essere 3 le sedi di terra e ben 109 i dopolavoro galleggianti, vale a dire bsu tutte le navi iscritte al Compartimento Marittimo di Trieste, con complessivamente 8.600 associati: la totalità cioè della marineria e dell’armamento triestino. E il direttore tecnico, cap. dott. Nico Giadrossi, metteva in risalto che”con la rinnovata istituzione l’inquadramento delle attività era stato radicale, molteplice, fecondo in tutti i campi: culturale, sportivo, ricreativo e escursionistico”.


Secondo la testimonianza del dott. Guglielmo Comel, che fu uno dei dirigenti del sodalizio marinaro dalle sue origini, uno dei record più significativi del successo di tali istituzioni, fu raggiunto con la vendita della birra per consumo esclusivo degli equipaggi. Prima di tale iniziativa, infatti, i membri dell’equipaggio delle grosse navi dovevano acquistare al prezzo del bar (vale a dire al prezzo pagato dai passeggeri). Ed anche sulle navi piccole, nonostante alcune facilitazioni, il prezzo era superiore a quello praticato dal D.I.M.M.


Il dopolavoro ottenne dalle aziende produttrici di poter introdurre a bordo la propria birra con etichetta e tappo recanti il nome “Dopolavoro Interaziendale Marina Mercantile” con sensibile risparmio per i consumatori, talché nel 1938 la sola Dreher fornì 800.000 bottiglie contrassegnate D.I.M.M.


Una nuova attività venne ad aggiungersi a quell’epoca alle summenzionate: quella ciclistica, con una relativa “operazione biciclette”. Il dopolavoro le acquistava e le cedeva ai soci verso corresponsione di moderatissime rate. Questa iniziativa alimentò una fiorente sezione ciclistica diretta dal rag. Enrico Campana, funzionario della società “Italia”, e gli appassionati di questo sport organizzarono piacevoli passeggiate attraverso le allora tranquille strade del Carso e del Friuli.


Tra le attività dopolavoristiche di terra non va dimenticata inoltre quella che ebbe un successo di gran lunga superiore alle aspettative: i campeggi . E’ un fatto che la motorizzazione era ai quei tempi agli inizi e la possibilità di muoversi in modo individuale economicamente pesante: di conseguenza lo spirito associativo in questo settore era particolarmente sentito.


Bretto di Mezzo in val Coritenza fu il primo campeggio del D.I.M.M.. Ma parlare di campeggio è forse improprio, in quanto i villeggianti non erano ospitati in tende, ma in alberghi e nelle case del paese. Era un’atmosfera sana, familiare; un vivere sereno e ritemprante che è rimasto nostalgicamente inalterato nel ricordo di quanti oggi ce ne danno testimonianza, a distanza di tempo. Nel dopoguerra i campeggi del D.I.M.M. continuarono a NItche in Austria, a Bagni di Moso in Val Fiscalina, a Monguelfo, a Piani di Maja, ad Auronzo ed a San Vito di Cadore. Poi furono stipulate ancora alcune convenzioni con alberghi in altre località; ma cominciava un’epoca nuova con l’inevitabile conseguente tramonto dei campeggi: il, possesso di un mezzo di locomozione proprio invitava a ricerche personali Al gruppo si veniva a sostituire l’individuo, e lo spirito associativo andava gradualmente perdendo mordente.


Nel periodo che abbiamo considerato vide la luce un’altra importante attività sportiva: il canottaggio. Fu formata infatti la prima sezione di canottaggio che, aggregata dapprima al “Circolo Saturnia” ebbe poi, eseguitigli opportuni lavori di riassetto per una decorosa e funzionale sistemazione degli ambienti, la propria sede in quella che era stata la “Canottieri Dalmazia” allora in fase di liquidazione. A dirigere detta sezione fu chiamato il cap. Bruno Feruglio che vi dedicò la sua opera fino al 1956. La sezine prosperò rapidamente guadagnandosi grazie ai suoi atleti, amorosamente preparati dai maestri Dequal e Culot, ambiti titoli nazionali oltre che locali. Ad onta della situazione finanziaria non sempre florida si provvide a dotare la sezione di nuova imbarcazioni e di uno “staff” di maestri qualificati.


Il complesso di Barcolla venne successivamente ampliato con adeguati lavori di sistemazione fino a costituire quella che è tutt’oggi la sede estiva per gli associati, elegante ed efficiente. Nella relazione sull’attività sociale svolta nel corso del 1936 la forza del D.I.M.M. risultava così suddivisa:

Il totale complessivo ammontava a 10.101 tesserati.

IL congruo scarto tra il numero dei soci registrato a quell’epoca e quello degli anni successivi è da ascriversi ovviamente all’obbligatorietà del fatto associativo degli anni anteguerra. Ma l’andamento generale dei tempi, il rincaro del costo della vita e la mutata entità dei contributi delle società di preminente interesse nazionale stavano per schiudere un periodo certamente non roseo anche per il sodalizio marinaro triestino.


E furono in effetti tempi duri: è facile diminuire le spese a detrimento delle attività. Eppure c’era – come si è detto – una sezione canottaggio con campioni assoluti italiani, partecipanti anche ai campionati del mondo; c’era la squadra di pallacanestro femminile di serie B promossa per due volte alla serie A, cui si dovette giocoforza rinunciare per l’assoluta impossibilità di sostenere le troppo rilevanti spese di trasferta. C’erano inoltre la sezione calcio e quella del tennis, la sezione bridge con vincitori della “Coppa Italia” -- evento mai verificatosi nella città giuliana --, la sezione pattinaggio artistico femminile, con tre titoli nazionali. Le attività sportive furono talmente apprezzate da riscuotere l’appoggio incondizionato morale e finanziario del CONI.


Il circolo seppe tuttavia tenere la rotta nonostante i venti avversi, grazie all’attaccamento dei soci che lo frequentavano intensamente partecipando alle iniziative che il sodalizio continuava a realizzare, e grazie all’appoggio determinante del cap. Matteo Giugia che non risparmiò sforzi per coadiuvare attivamente i dirigenti del Circolo nel superamento delle insorgenti difficoltà.


L’amministrazione alleata si protrae a Trieste sino al 1954, vivendo momenti di alta drammaticità e di elevate tensioni. Poi, con il ritorno della città a quella italiana il “Sauro” rientra in possesso dei suoi campi sportivi e della sede balneare di Barcolla. Tutte le molteplici attività associative ricevono un nuovo impulso. Inizia così per ilo Circolo l’epoca della rinascita, e con l’attiva collaborazione della grande famiglia dei marittimi e degli amministrativi dell’Armamento esso diviene una delle istituzioni cittadine più valide e brillanti. Al continuo crescendo delle sue attività contribuiscono in larghissima misura i vari presidenti, coadiuvati dai rispettivi consigli direttivi, che si avvicendarono da allora ai giorni nostri, impegnati tutti in una nobile gara che ha portato il sodalizio all’attuale consistenza e posizione di preminenza. Nel 1950, con al vertice il cap. sup. Mario Crepaz, il Circolo celebra solennemente i 25 anni di vita e, nel corso di una significativa cerimonia, alla presenza delle maggiori Autorità cittadine, viene scoperta una lapide a ricordo dei 735 soci caduti in guerra dal 1940 al 1945.


Soci del Circolo Marina Mercantile caduti in guerra dal 1940 al 1945
Societa Armatrice Naviganti Amministrativi
LLOYD TRIESTINO 214 14
ADRIATICA 225 2
ITALIA 104 1
TRIPKOVICH 61 ---
PREMUDA 33 ---
MARTINOLICH 28 ---
ISTRIA TRIESTE 14 ---
GEROLIMICH 3 ---
SINGOLI ARMATORI LIBERI 35 ---

Favorite dalla nuova atmosfera psicologica e dal cospicuo numero dei soci, ben 3575 attivi, le attività acquistano sempre maggior dinamismo: quella culturale registra frequenze sempre più numerose alle varie conferenze, alle mostre d’arte e fotografiche, ai concerti ai corsi d’inglese, di taglio e cucito nonché al doposcuola; l’assistenziale conta 500 persone gratuite di vedove ed orfani di guerra nei soggiorni alpini estivi; i campeggi oltrepassano le diecimila presenze.


A pieno ritmo funzionano le varie sezioni sportive quali il canottaggio con 250 iscritti, il tennis con 205, la scherma con 60, la ginnastica ritmica con 186, il calcio, l’hockey su prato, la pallacanestro femminile, le bocce, lo sci; mentre l’attività ricreativa offre ai soci occasioni d’ incontro con familiari ed amici in cene.


Il bagno sociale con annessa mensa segna le 400 presenze giornaliere. I successori del cap. sup. Crepaz, il capitano Zuliani e il dott. Velicogna, non sono meno degni dei loro predecessori: affiancati da validi collaboratori che con essi hanno condiviso preoccupazioni e fatiche, sono riusciti, nonostante le ovvie difficoltà e con esemplare impegno, a mantenere inalterato il ritmo ed il prestigio delle attività sociali.


Nel 1956 fu chiamato alla guida del Circolo il cap. Bruno Feruglio, sotto la cui presidenza, che si protrasse per ben due lustri, avvenne, nel 1964, il trasferimento della sede da palazzo Reinelt che per quarant’anni fu il fulcro dell’istituzione marinara triestina ed i cui proprietari avevano deciso la vendita dell’immobile, a quella attuale di via Roma 15.


Pur tralasciando le peripezie in ordine al reperimento di locali adatti alle necessità fondamentali dell’Associazione, vogliamo ricordare che anche questa situazione che sembrava compromettere la vita di un sodalizio tanto vivo ed operante, trovò la sua soluzione grazie all’intervento della Cassa Interaziendale Marina Mercantile che acquistò i locali della nuova sede di Palazzo Brunner per affidarla al Circolo Marina Mercantile “Nazario Sauro” e a un contributo straordinario della FINMARE unitamente a quello del C.M.M. per far fronte a imprescindibili opere di modificazione ed ammodernamento degli ambienti.


Sviluppo del sodalizio dalla rinascita ai nostri giorni


La nuova sede, successivamente ampliata sotto la seconda presidenza del cap. sup. Crepaz, venne ufficialmente inaugurata nell’estate del 1964 alla presenza delle maggiori autorità locali. Dal 1966 al 1970 il cap. sup. Crepaz viene nuovamente chiamato alla guida del sodalizio. Accanto a quelle ormai tradizionali si inizia in tale periodo una nuova attività: quella turistica con viaggi in varie regioni italiane ed in alcuni Stati confinanti.


Notevole successo ebbero due crociere sociali: una a New York nel Natale del 1967 e una nel Medio Oriente nell’anno successivo. Particolari cure di miglioramento estetico e funzionale vennero dedicate alla sede nell’intento di renderla sempre più decorosa. Espletati i lavori di sistemazione della sede si ravvisò la necessità di regolare la posizione giuridica del sodalizio. La pratica burocratica, iniziatasi sotto la presidenza del cap. sup. Crepaz nell’ottobre 1967 si concluse durante la presidenza del suo successore cap. Stefano Revignas, nel 1970, con il Decreto del Presidente della Repubblica N. 1406 dd. – 13 agosto 1970 – con il quale veniva riconosciuta la personalità giuridica al Circolo Marina Mercantile Nazario Sauro di Trieste. Dal 1974 la carica di presidente è stata affidata al comm. Luciano Dreossi, già funzionario del Lloyd Triestino, il quale con vero slancio e costante passione continua degnamente l’operosa tradizione dei suoi predecessori.


Con i suoi 1280 soci (titolari di tessera sociale e famigliari), il “Sauro” è oggi l’unico circolo marinaro in Italia e uno dei più attivi in città. L a sua attività si articola nei vari settori divenuti ormai tradizionali creando tra i soci e simpatizzanti un’atmosfera di cordiale amicizia e di solidarietà. Alla struttura balneare che ha una capacità ricettiva di settecento persone ed è dotata di un ristorante agibile fino a duecento coperti, si affianca la sezione canottaggio che vanta ormai da lunghi anni un consolidato prestigio. Detta sezione diretta dal dott. Frausin subentrato al sig. Giuliano Frandoli, conta attualmente circa 160 soci oltre a una ventina di ragazzi che fanno parte della sezione atleti, e possiede 38 imbarcazioni fra iole di mare ed imbarcazioni da regata. Guidati dall’indimenticabile maestro Pino Culot, gli atleti della sezione hanno partecipato con brillanti risultati sia a gare nazionali che internazionali. Fra essi ricordiamo Silvano Dambrosi, sei volte campione italiano nel singolo negli anni 1960, 1961, 1962, 1964, 1965 e 1967, il quale ha inoltre partecipato ai campionati mondiali di Lucerna nel 1962 e 1964 a quelli europei di Amsterdam.


Dal 1958 al 1973 gli atleti del Circolo Marina Mercantile, e precisamente Gianfranco Bosdachin, Luciano Valente, Sergio Fragiacomo, Marino Specia, Paolo Giorgi, Duilio Biloslavo, Piero Specia, Alberto Tersar e Paolo Perti, hanno vinto a Sorrento, Santa Margherita Ligure e Livorno i “Campionati del Mare” nella specialità canoino e doppio canoino. Nel doppio-skiff hanno conquistato inoltre nel 1958 a Trieste il campionato italiano allievi, nel 1959 a Torino la gara internazionale juniores, nel 1965 a Salò il campionato nazionale cadetti e nel 1973 a Mantova il campionato italiano seniores. Nel 1974 gli armi del “Nazario Sauro”, attualmente preparati dall’allenatore Pasquale Conca, hanno preso parte a tutte le regate di zona, nazionali ed internazionali, conquistando quattro primi posti e venticinque posizioni medaglia.


Un importante traguardo è stato raggiunto anche nel corso del 1975 in occasione della regata di zona dedicata alla celebrazione del cinquantesimo anniversario della fondazione del sodalizio, svoltasi lungo la riviera di Barcola.


Le manifestazioni celebrative per il Cinquantenario del Circolo Marina Mercantile “Nazario Sauro”


Nell’intento di solennizzare degnamente i cinquant’anni di vita e di attività del Circolo Marina Mercantile “Nazario Sauro”, il Comitato organizzatore per le celebrazioni di questa ricorrenza, che segna una tappa luminosa nel cammino del sodalizio, ha predisposto una serie di manifestazioni cui hanno dato il più fervido appoggio le autorità civili, militari e religiose regionali e locali ed i massimi esponenti del mondo marinaro italiano.


Il ciclo delle manifestazioni ha avuto inizio il 25 febbraio 1975 con la santa messa solenne nella chiesa di S. Antonio Taumaturgo da S.E. l’Arcivescovo mons. Antonio Santin, presenti le massime autorità cittadine.


In serata autorità, soci e loro familiari hanno preso parte ad un pranzo, al termine del quale il presidente Dreossi, nel formulare i più calorosi voti augurali per le maggiori fortune del sodalizio, ha offerto ad Anita Sauro, figlia del Martire istriano, la medaglia commemorativa appositamente coniata per il Cinquantenario. Nel pomeriggio, nella sede sociale, era stata inaugurata un’interessante ed ammirata mostra filatelica, comprendente esemplari di particolare valore, con annesso ufficio postale per l’apposizione dell’annullo speciale. Un’altra manifestazione che non ha mancato di riscuotere vivo apprezzamento in città, ed in particolare tra le consorti dei soci e le simpatizzanti del Circolo, si è svolta l’8 aprile con una sfilata di moda realizzata con il concorso di una nota boutique cittadina. Il ricavato della manifestazione è stato devoluto, dalla Direzione del Circolo, alle opere assistenziali per le vedove e gli orfani dei marittimi della Fondazione Cap. Giovanni Benelli.


Nel quadro delle celebrazioni va poi registrata la conferenza che il chiarissimo dott. Luigi Guarini, primario dell’Ospedale di Monfalcone, ha tenuto il 2 maggio nella sede del Circolo sul tema “Il fattore RH: suoi aspetti generali”. In occasione dell’apertura della stagione remiera della V zona della Federazione Italiana di Canottaggio, il 20 aprile, si è svolta la regata inter Nel mese di giugno, nella sede estiva di Barcola, è stato applaudito da un foltissimo pubblico il coro delle “Genti Giulie” della Lega Nazionale, diretto dal maestro Paolo Rossi


Non minore successo ha arriso al saggio di ginnastica ritmica che per due giorni consecutivi, 7 e 8 giugno, ha visto impegnate le allieve dei quattro corsi guidati dalla socia Jolanda Tedeschini (insegnanti le signore Bianca Tiscelli, Nerina Lin e Luciana Rocco Arnesi; al pianoforte la signorina Graziella Steidler). Il 13 luglio ha preso poi il via, nei campi di tennis di Viale Miramare, il torneo di tennis “Trofeo del Cinquantenario”, che ha dato vita ad una serie di incontri validissimi sia tecnicamente che agonisticamente, con la partecipazione di 202 iscritti.


Le manifestazioni ricreative, cui hanno preso parte numerosissimi soci, si sono articolate in tornei di boccine, bridge, briscola e tressette. Non sono mancati i trattenimenti di danza, quali il “Ballo dei Canottieri”, organizzato con la collaborazione delle consorelle “Saturnia” e “Nettuno”, ed il “Gran Ballo del Mare”, che, con i suoi ricchissimi premi, ha mantenuto la sua tradizione di signorilità e di prestigio.


Vivo successo, per l’intervento di numerosi soci e delle loro famiglie, ha ottenuto la “Crociera del Cinquantenario” in Spagna, dal 17 settembre al 7 ottobre, con unità del Lloyd Triestino. Anche il torneo di bridge a coppie libere ha riscosso la massima adesione degli appassionati di questo gioco che, tradizionalmente, vede raccolti nelle sale del Circolo competitori agguerriti e di alto livello.


Ma le celebrazioni del Cinquantenario hanno raggiunto la loro più alta e significativa espressione nella toccante cerimonia di omaggio ai soci del Circolo caduti per la Patria, svoltasi il 7 settembre nella sede di Barcola. Al suggestivo rito era presente, per concessione del Ministro della Marina Mercantile on. Giovanni Gioia, la bandiera della Marina Mercantile, decorata della medaglia d’oro al valor militare, scortata da un gruppo di ufficiali: le sono stati resi gli onori da un plotone di marinai in armi, al suono dell’inno nazionale.


Erano presenti le maggiori autorità regionali e locali, tra cui l’assessore regionale Stopper, il viceprefetto Ispett. dott. Camerlengo, l’assessore provinciale Magliaro, l’assessore comunale Sai, l’on. De Vidovich, il comandante del presidio gen. Fantasia, il vicequestore Savastano, il comandante della Capitaneria di porto contramm. Gianmarini, il comandante dei vigili del fuoco ing. Casablanca, l’ispettore dei vigili urbani D’Ambrosi, il presidente dell’azienda autonoma di soggiorno, ing. Tombesi con il direttore dott. Rosolini, ed altre personalità della vita cittadina, marittimi decorati della medaglia d’oro di lunga navigazione, rappresentanti del CONI e del mondo sportivo locale, numerosissimi soci ed atleti.


Nello specchio d’acqua antistante, oltre ai canotti del sodalizio, i natanti della Capitaneria di porto, dei Vigili del fuoco, della Guardia di finanza, dei Carabinieri e due rimorchiatori hanno salutato a sirene spiegate l’abbraccio col mare di due nuove imbarcazioni del Circolo, una jole a quattro intitolata al Cap. Matteo Giuria, che ha avuto come madrina la signora Fulvia Costantinides, figlia dello scomparso, ed un mini-skiff da regata – “Istria” – destinato ai giovanissimi, del quale è stata la madrina la giovane Fabia Versa, nipote di un Caduto del mare.


Il significato della cerimonia è stato illustrato dal presidente Dreossi, il quale ha rievocato nel suo discorso le tappe più salienti del sodalizio, il cui contributo alla Patria è statto di 735 soci caduti, tra cui due medaglie d’oro: i capitani Antonio Zotti e Armando Cristiani. “Con la faticosa esperienza di cinquant’anni di vita” ha rilevato il presidente “e con l’impegno che proviene dalla dura disciplina che automaticamente opera nell’animo dell’uomo di mare, la navicella del Circolo “Nazario Sauro” ha saputo superare tutte le avversità, riuscendo oggi a gestire le molteplici attività sportive, culturali e ricreative che, “Oggi” ha detto ancora il presidente “deve essere per noi una giornata di meditazione. Siamo orgogliosi di potervi presentare il nostro sodalizio con la medesima forza e volontà con cui i soci fondatori lo avevano istituito. Continueremo il nostro lavoro sulla rotta che ci è stata tracciata e che ha per principio l’amore verso la Patria, verso la famiglia; amore e moralità che devono vivere in tutti noi, vicendevolmente legati da intima e sincera amicizia”.


A coronamento della cerimonia è seguita la consegna di medaglie e targhe d’argento ai presidenti ed ai soci fondatori del Circolo, Vittorio Sepuka, Mario Crepaz, Tullio Velicogna, Pietro Zuliani, Bruno Feruglio, Stefano Revignas, nonché ai familiari del primo presidente cap. Petro Fragiacomo, del cap. Giovanni Banelli, del cap. Matteo Giugia e del cav. Marcello Pitteri, ed ai soci Giuseppe Bonivento, Antonio Bussani, Emilio Leopardi, Raimondo Morpurgo, Giusto Riavini, Roberto Richardson, Antonio Rocco e Giuseppe Vidoli.


A conclusione, dopo la benedizione impartita alle due nuove imbarcazioni, da mons. Bottizer, al suono delle sirene dei natanti e del silenzio fuori ordinanza, una corona d’alloro è stata affidata al mare dalla “Matteo Giuria”, omaggio solenne ai suoi Caduti. La benedizione della nuova bandiera sociale, dono del direttivo del sodalizio, concluderà, il 25 febbraio 1976,le manifestazioni celebrative di una ricorrenza che sarà memorabile nella storia della nostra città e che riafferma i legami della gente giuliana con il mare che la unisce all’Italia e al mondo.